5 capolavori per interiorizzare per sempre 5 città d’Europa

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 MILANO

Luciano Bianciardi, La vita agra

Perché la vita è agra? Perché l’ideale si infrange per sempre nella realtà.

Quando ho letto questo libro ne sono subito rimasta affascinata. In primis perchè parla del capitalismo e del boom economico, di una Milano e di vicende editoriali autobiografiche che ritroviamo nel libro “Il lavoro culturale“.

Racconta la contraddizione tra la voglia di scardinare il ben noto e cosiddetto “Sistema” e l’anelito ad esser finalmente riconosciuti all’interno di esso.

Parla anche del complesso di inferiorità di chi vuole rovesciare un sistema e ne viene fagocitato, rimanendo ogni volta ancorato al senso del fallimento.

 

Fallimento che per Bianciardi, anarchico, è personale, indubbiamente.

 

Così moderno questo libro, perché racconta la vita di un traduttore freelance, fatta di fatica a e poca remunerazione, e anche perché parla della doppia famiglia di Bianciardi, una a Grosseto e una a Milano.

La Milano che ne viene fuori è quella del boom, è un libro molto contemporaneo nonostante sia stato scritto, pensate, nel 1962.

Ma già allora Bianciardi anticipa –  facendone una caricatura –  la condizione femminile, economica, urbana, del modello assessuato della donna “arrivista” che mira a “ridurre il maschio” a un essere inutile a livello riproduttivo.

O nel descrivere i ritratti dei capi spietati, la vita agra di Milano con il lavoro precario, che oggi è allargato a ogni luogo d’Italia.

Il romanzo ispirò il  film “La vita agra” di Carlo Lizzani, con Ugo Tognazzi nei panni del prtagonista. Tra l’altro potrete ascoltare il libro letto da un attore d’eccezione, qui, nel sito di RADIO 3.

 

BARCELLONA

Mercè Rodoreda, La Plaça del Diamant

 

Si tratta di un libro molto famoso, ma diciamolo pure dimenticato dalla cultura italiana.

La piazza del diamante” (1962), tradotto in oltre venti lingue nel mondo, è unanimemente considerato la principale opera della scrittrice catalana e capolavoro della letteratura europea del dopoguerra.  Prende il nome dall’omonima piazza nel quartiere de Gràcia.

Lì vicino, ancora oggi si può visitare il rifugio antiaereo della Guerra Civile che fu identificato e reso visitabile dopo alcuni lavori nel 1992.

Rimane nella piazza, oggi, la statua di Colometa, soprannome della protagonista di questo romanzo di formazione, Natalia, giovane e ingenua commessa di una pasticceria.

 

Natalia trova in Quimet (diminutivo di Joaquim) il suo amore e la sua condanna all’infelicità. Si comprende la storia di Barcellona semplicemente immedesimandosi nella sperenze di un primo amore, nella fatica famigliare, nei racconti delle ingiustizie, della fame di Colometa.

Ma attenzione, è un libro che trasmette saggezza, non è un libro triste. E’ un libro pieno di colori, illusioni, innovazioni e poesia.

Anche il tema femminista è sotterraneamente ma fortemente presente. Va letto questo capolavoro, che vi farà commuovere, per non svelare lo stile unico di questa eccezionale scrittrice.

Insieme a questo bellissimo romanzo, consiglio anche l’opera prima della scrittrice catalana Carmen Laforet, “Nada” (1944) vincitore del Premio Nadal.  Ne parlo in questo articolo: QUI.

 

 PARIGI

Victor Hugo, Les Misérables (1862)

Quante piece, film, opere d’arte sono state tratte dal più famoso romanzo di Victor Hugo?

Questo grande classico fotografa una Parigi ottocentesca molto diversa da quella odierna: ma è forse nell’Ottocento che si crea l‘immagine architettonica, culturale, simbolica e sociale

inconfondibile di Parigi, con le caratteristiche e lo charme che questa città non perderà mai.

Soprattutto i valori ideali che rappresentano la Francia.

Ecco perché è bello perdersi nei racconti degli anni che vanno dal 1815 al 1833, dopo la Restaurazione e le guerre napoleoniche. Il libro è molto lungo e consente di perdersi in digressioni sulla rivoluzione francese, l’epoca napoleonica e la Restaurazione, la società civile e religiosa di allora.

Miserabile era la popolazione che doveva sopravvivere alla giornata: galeotti, poveri, politici, prostitute, gente comune, religiosi.

Hugo si chiede quali siano le possibilità di integrazione sociale e salvezza, anche religiosa, per la gente costretta all’illegalità e il cui destino sembra irrimediabile.

 

TRIESTE

Scipio Slataper, Il mio Carso

Resterete affascinati dallo stile multiculturale e linguisticamente innovativo di Slataper.

Lo scrittore di Trieste combatté la prima guerra mondiale da giovanissimo. Nel suo racconto della guerrra e della vita quitidiana si comprende l’anima multietnica e mai totalmente italiana, portofranco, di Trieste, città affascinante dai mille volti e dalle mille lingue.

“Vorrei dirvi: Sono nato in carso, in una casupola col tetto di paglia annerita dalle piove e dal fumo. C’era un cane spelacchiato e rauco, due oche infanghite sotto il ventre, una zappa, una vanga, e dal mucchio di concio quasi senza strame scolavano, dopo la piova, canaletti di succo brunastro.

Vorrei dirvi: Sono nato in Croazia nella grande foresta di roveri. D’inverno tutto era bianco di neve, la porta non si poteva aprire che a pertugio, e la notte sentivo urlare i lupi. Mamma m’infagottava con cenci le mani gonfie e rosse, e io mi buttavo sul focolaio frignando per il freddo.

Vorrei dirvi: Sono nato nella pianura morava e correvo come una lepre per i lunghi solchi, levando le cornacchie crocidanti. Mi buttavo a pancia a terra, sradicavo una barbabietola e la rosicavo terrosa. Poi sono venuto qui, ho tentato di addomesticarmi, ho imparato l’italiano, ho scelto gli amici fra i giovani più colti; ― ma presto devo tornare in patria perchè qui sto molto male. ” (SCIPIO SLATAPER)

(Scopri Trieste nel nostro reportage QUI).

LISBONA

Antonio Tabucchi, Sostiene Pereira

Siamo nell’agosto 1938. Anni del salazarismo portoghese, e del fascismo italiano, della guerra civile spagnola.
Un giovane reporter raccoglie la testimonianza del vecchio giornalista Pereira, penna del “Lisboa” che si pone subito come antieroe. Innanzi tutto perchè è vecchio, stanco, equilibrato, vedovo e solitario. E poi perché è giornalista in tempo di regime.
Pereira “sostiene”. E dunque si prende la responsabilità. Ma non è un rivoluzionario, ma nonostante questo viene coinvolto in una questione politica come il suo giovane amico reporter. Con finale tragico.
Da leggere per immaginare Lisbona e far la conoscenza con Antonio Tabucchi, che di queste cose vi parlerà ancora e ancora e ancora…
Non guardate il film prima di leggere il libro, altrimenti il volto e la voce di Marcello Mastroianni non ve li dimenticherete più.

#Bonustrack SUDAMERICA

Le vene aperte dell’America Latina

Il capolavoro di Galeano è indubbiamente “Le vene aperte dell’America Latina“. Primo per come è scritto, secondo per la portata giornalistica, storica, divulgativa del suo contenuto senza censure.

Il compianto scrittore uruguayo, scomparso qualche anno fa, fece in questo libro una chiara e impietosa fotografia di cinque secoli di sfruttamento del subcontinente americano. Vi viene in mente solo il petrolio?

No: l’oro e l’argento, il cacao e il cotone, la gomma di caucciù, il rame e il ferro.

Dall’inizio dell’epoca coloniale spagnola alle dittature militari appoggiate dagli Usa, ecco il libro da leggere se si vuole saperne di più.

 

Nel 1973, con un colpo di Stato, i militari presero il potere in Uruguay e Galeano fu imprigionato. Lo scrittore fuggì e si stabilì in Argentina. Nel 1985 rientrò in Uruguay dopo un esilio di dodici anni in Argentina e in Spagna. Con la trilogia Memoria del fuoco ha ricevuto l’American Book Award nel 1998.

 

Uno dei libri più significativi, insieme a A testa in giù, Le labbra del tempo, Il libro degli abbracci, Un incerto stato di grazia con Alfred Ritchin e Sebastiao Salgado.

 

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