Candelara e dintorni: da scoprire in trekking o in bici nel pesarese

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Trekking in provincia di Pesaro Urbino: scopri Candelara, la città delle candele!

 

Dov’è Candelara?

E’ una bella frazione di Pesaro, nelle Marche a 7 km dal Mar Adriatico. Un borgo medievale sulla collina, tra monti e mare, circondato da mura e animato da 1200 abitanti. tutt’intorno querce, macchia mediterranea, viti e ulivi, biancospino, ginestre. Il panorama montano è costituito dai monti Catria, Nerone, Carpegna.

Perché è famoso?

Vi si svolge la festa delle candele, l’unica festa italiana dedicata alle fiammelle di cera da fine novembre a metà dicembre. Con due spegnimenti della luce elettrica e il buio rischiarato dalla sola luce delle fiammelle due volte al giorno, il paese pieno di gente che cerca nei mercatini di Natale un pensiero o una curiosità da regalare, diventa affascinante.
Tanto calore da vivere proprio prima delle vacanze natalizie. Un momento molto suggestivo!
Un'opera di Mario Logli rappresentante Candelara

Un’opera di Mario Logli dedicata a Candelara

Cosa vedere intorno?

Il Parco del monte San Bartolo, la città di Pesaro, il Catria, il Nerone, il monte Carpegna con la sua statua (e cippo) in memoria del campione del ciclismo Marco Pantani (NOI LO ABBIAMO RACCONTATO QUI).

Pieve di Santo Stefano

Un bel punto di partenza di questa scoperta del territorio di Candelara è Pieve di Santo Stefano di Candelara, chiesa a croce greca, consacrata nel 1535.

Potrebbe risalire ai secoli VI-VIII; è menzionata nelle Rationes Decimarum degli anni 1290-92, nella visita apostolica del Ragazzoni (1574) e nelle visite pastorali di tutti i vescovi diocesani. E’ situata fuori del centro cinto di mura.

Per Santo Stefano è stata dipinta una tavola che riproduce il primo martire con la Beata Vergine e il Bambino.

opera di Gentiletti

Casa – museo di Giovanni Gentiletti

Dalla Pieve si va verso Rondello per la strada Ferriera, fino a Santa Maria dell’Arzilla, poi a sinistra sulla strada provinciale n. 45; percorretela ancora per 4 km fino ad arrivare a un agglomerato urbano. Tra le tante c’è n’è una che merita una sosta.

E’ il laboratorio-museo dello scultore Giovanni Gentiletti, creato delle figlie e della moglie nel 2012 dopo la morte ell’artista nel 2010 (per visite prenotatevi a g_ilaria@yahoo.it) .

La casa museo di Gentiletti è decorata di scarabei cesellati in metallo.

la casa museo

la casa museo Gentiletti

Proseguiamo lungo la piccola strada in direzione della località di Maggiotti;  attraversiamo la strada provinciale e ci interniamo in direzione di Carignano lungo la strada molino Maggiotti, che poi diventa Via Bevano, che si fa sempre più interessante e romantica, in quanto la campagna torna ad essere protagonista.

 

Mulino Ciavarini

La strada procede in discesa e ci porta a percorrere un ponte; prima del ponte ha sede lo storico mulino Ciavarini, dal XIX secolo, oggi trasformato in agriturismo.Qui si producono farine di mais, ceci, grano duro e tenero, castagne e fava. Nel loro sito internet,  trovate tutte le informazioni sui loro prodotti ed attività.

Oltrepassato il ponte, sempre in direzione dell’antico paese di Carignano, che è una frazione del comune di Fano. Esso deve il suo nome alla nobile famiglia da Carignano (Carinus o Carìnius era il nome del proprietario terriero). E’ rimasta la torre che sorge sopra il borgo a 180 m s.l.m., in località Castellaro; la sua presenza la si può datare almeno al 1348.

 

Le ex Terme di Carignano

 

Le Terme di Carignano

Le Terme di Carignano

Si arriva al Fosso Bevano dove si può scoprire e conoscere la struttura e la storia delle Terme di Carignano: un tempo rinomato centro di cura, oggi è in totale abbandono. La  sede storica delle terme è una palazzina color pastello del 1922.

Le terme di Carignano erano specializzate per la cura e prevenzione delle disfunzioni epato-biliari e delle malattie dell’apparato digerente, cure inalatorie ed irrigazioni per la cura di malattie e di disturbi infiammatori delle vie respiratorie.

Infatti, le acque termali sono di tipo sulfureo, bicarbonato-alcalino-magnesiache, clorurate e salsobromoiodiche.

Inoltre qui si imbottigliava anche l’acqua Orianna.

Insomma archeologia industriale dal fascino Novecentesco… che putroppo, nonostante varie proposte politiche, non è stata restaurata nè riadattata ad altro uso.

 

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