Chernobyl a 35 anni di distanza, intervista a Francesca Gorzanelli

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Era il 1986: sono passati 35 anni dall’incidente nucleare di Chernobyl.

Tragico avvenimento che ha segnato la nostra infanzia, con le paure dei nostri genitori, i divieti a mangiare certi prodotti animali e della terra. Eravamo impreparati, era il primo enorme disastro del genere, se escludiamo Seveso 1976, in Brianza, con conseguenze a minor raggio, ma ugualmente preoccupante. Qui nell’azienda ICMESA fuoriuscì una nube di diossina TCDD, ugualmente pericolosa.

Chernobyl all’epoca del disastro era parte dell’URSS, oggi è Ucraina, molto vicino al confine con la Bielorussia (che è solo a 15 km).
il 26 aprile 1986 Il reattore 4 della centrale nucleare, usata per fornire energia elettrica, esplose. Per Chernobyl si era detto “mai più”, ma purtroppo è accaduto di nuovo a Fukushima, in Giappone, nel 2011. Entrambi classificati di grado “7″ di “scala INES”, la scala internazionale usata per misurare gli eventi nucleari. Disastri ambientali e umani che pongono un interrogativo enorme sul futuro delle politiche energetiche del mondo tecnologicamente avanzato.

Intervistiamo un’esperta della zona, Francesca Gorzanelli, fotoreporter.

Francesca Gorzanelli inizia il reportage fotografico su Chernobyl nel 2015 quasi al 30 anniversario dal disastro nucleare. Da allora compie regolari viaggi con una guida, e ne organizza lei stessa, per chi volesse avere questa esperienza.

La mostra di Francesca Gorzanelli

La mostra di Francesca Gorzanelli a Soraga

I “liquidatori” vennero mandati a ripulire la zona e costruire un primo “sarcofago”, anche a costo della vita. Poi ne fu edificato un secondo, che ancora oggi contiene la centrale.

Come racconta Francesca, nella zona di esclusione, un raggio di 30 km attorno al sito nucleare, è proibito vivere. Qui ancora in corso lo smantellamento della centrale nucleare. Vi si può restare con la guida solo per poco.
Oggi ci lavorano ancora 5000 operai che restano per un massimo di due settimane (tempo considerato limite per i rischi di contaminazioni).

La città di Pripyat invece si trova a 2 km dalla centrale nucleare. Moderna e servita, ospitava 50mila abitanti. Era stata creata nel 1970 per accogliere, come spesso accade, i lavoratori della vicina centrale nucleare. Oggi è una città fantasma sovrastata dagli alberi e diventata meta di animali selvatici come volpi, orsi o lupi. E’ anche qui che sono state scattate molte delle fotografie della reporter, come possiamo ascoltare dalla sua testimonianza.

Buona visione.

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