La Tradizione Contemporanea della ceramica a Gualdo Tadino

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Ecco la II edizione della riuscitissima mostra “Tradizione Contemporanea”, dedicata alla tecnica ceramica  – moderna e antica –  al Museo Opificio Rubboli di Gualdo Tadino (PG).

La mostra è a cura dell’architetto e artista Nello Teodori.

(in copertina, l’opera di Barbara Amadori)

L’esposizione è una delle quattro sezioni della Triennale della Ceramica d’Arte Contemporanea di Gualdo Tadino 2021/2022 organizzata dall’Associazione Pro Tadino, presieduta da Carlo Giustiniani, e dall’Amministrazione comunale.  Sedici artisti si sono cimentati con la tecnica della ceramica a lustro, realizzando opere inedite: Barbara Amadori, Lucia Angeloni, Michele Baccarini, Catia Ceccacci, Chiara Demegni, Paolo Fabiani, Marino Ficola, Roberto Fugnanesi, Cinzia Lega, Manifattura Sottosasso (Marco Malavolti e Lorella Morgantini), Giovanni Mengoni, Graziano Pericoli, Paolo Porelli, Karin Putsch-Grassi, Nello Teodori, Maurizio Tittarelli Rubboli.

“Dal 2009, anno della prima edizione della Triennale, l’evento ingloba la lunga attività del Concorso Internazionale della Ceramica, storica manifestazione gualdese, tenutasi per la prima volta nel 1959”, ci illustra il curatore Nello Teodori.  “Una mostra concorso che dalla metà del Novecento ha accompagnato la storia produttiva e culturale di Gualdo Tadino, centro di grande tradizione ceramica conosciuto in Italia e nel mondo.”
“Abbiamo scelto di coniugare la tradizione della pratica del lustro, tecnica cinquecentesca descritta da Cipriano Piccolpasso nel suo libro ‘ Li tre libri dell’Arte del vasaio ‘ con la realizzazione di oggetti in ceramica, espressione dell’ideazione e della creatività contemporanea.
Il progetto è in collaborazione con il Museo Opificio Rubboli, la cui associazione tutela la prestigiosa tradizione della manifattura gualdese fondata da Paolo Rubboli nel 1873.” Spiega ancora Nello Teodori:
“L’esito è una varietà di manufatti che va ad incrementare e ad arricchire la collezione del 2009, dove i torni e le muffole, sembra non si siano mai fermati e dove gli scaffali espongono ancora oggi preziosi manufatti e stampi per la produzione.”

“L’innovazione è generata dalla tradizione e la tradizione viene nuovamente apprezzata grazie all’innovazione.” Alan Caiger-Smith

UN APPROFONDIMENTO SULLE OPERE

La ricerca artistica di M. Tittarelli Rubboli, interamente rivolta ad esplorare la potenzialità del lustro in termini espressivi, nonché concettuali, mantiene un legame con l’essenza di una tradizione artigianale preziosa, appartenente alla famiglia Rubboli da quattro generazioni.
Le componenti degli impasti corrispondono a quelle di un secolo e mezzo fa, ma il metodo è mutato in un’interpretazione nuova e con un gusto contemporaneo.
La gamma cromatica tradizionale viene rispettata, nell’impiego delle tre tinte tipiche della manifattura Rubboli, vale a dire il blu di Sèvres – raramente abbinato al blu China -, il rosso rubino e l’oro, ottenute con procedimenti antichi, ma usate in forma molto più libera rispetto al passato e spesso simultaneamente, con tonalità inconsuete e un singolare cangiantismo.
La presenza del lustro enfatizza la superficie della forma plastica, introducendo il colore e il riflesso luminoso che interagiscono con i volumi, intensificandone la percezione.
Il rapporto tra tridimensionalità e cromatismo nell’arte contemporanea risulta complesso e non sempre risolto. La scomparsa di una figurazione che utilizzava la policromia con intento descrittivo, ha condotto la scultura verso forme astratte che escludono il colore, se non come monocromia, per svelare i materiali ed esaltare le strutture.
La collaborazione di Maurizio Tittarelli Rubboli con gli altri artisti in mostra ha implicato una proficua condivisione, instaurando nelle opere una sintesi plastica, piuttosto che una semplice integrazione formale.


Barbara Amadori – Piccoli Sacchi
Cinque sacchetti, di cui uno lasciato in terracotta e quattro lustrati, riproducono le confezioni di carta che contenevano gli ossidi e i solfati. Gli originali, appartenenti all’inizio del XX secolo, sono esposti al Museo Opificio Rubboli, aperti e con il bordo accartocciato. Il lavoro dell’artista cita pertanto un elemento del vissuto in un luogo intriso di memoria, attestandosi come un tipo di installazione site-specific. Il contesto viene assunto dall’opera attraverso un’efficace reciprocità, fino ad impiegare lo stesso contenuto dei piccoli sacchi cartacei.

in copertina, l'opera di Barbara Amadori

Piccoli sacchi, l’opera di Barbara Amadori


L’effetto del lustro, oltre a rendere preziosi e fulgidi oggetti umili e opachi, cita anche lo sviluppo nel tempo delle componenti in polvere che si trasformeranno in riflessi accesi e iridati.
La presenza di un unico sacchetto lasciato allo stato grezzo sembra alludere poi all’elemento naturale della terra da cui provengono l’argilla e gli ossidi, fungendo anche da testimone di quella metamorfosi che riguarda la ceramica in generale e il lustro in particolare.

Mengoni, Silos

Mengoni, Silos



Lucia Angeloni – Frutto dell’Ingegno
L’opera, costituita da due semisfere che rimandano a un elemento vegetale aperto, fa riferimento al frutto dell’Albero del Pane (Artocarpo), i cui semi riempiono la cavità interna di una delle sue metà.
L’albero, tipico dei climi tropicali, è misteriosamente germogliato a Gubbio, vicino alla casa dell’artista che si è ispirata ai suoi frutti con intenzione simbolica. Si tratta infatti di una forma organica che tende alla regolarità della geometria, alludendo forse a una dialettica tra l’essere umano e il mondo naturale.
I semi all’interno rimandano poi alla fertilità del processo creativo che scaturisce dall’ingegno umano, risalendo alla sua genesi per giungere al risultato definitivo, con le stesse modalità che si ritrovano nelle leggi della natura. Come la vegetazione percorre il ciclo stagionale senza estinguersi, così l’artista aspira a un rinnovamento incessante della propria creatività.
La scala cromatica del lustro afferma la connotazione organica della scultura, dosando con delicatezza le tonalità del verde su cui si stagliano le note intense del rubino.

Michele Baccarini – Ferroceramica-1
La forma a clessidra, costituita da due coni contrapposti, è scandita al centro da una linea di fori circolari, dividendosi in due parti per l’inserimento di una lastra di ferro che la attraversa come una lama. La purezza della geometria e l’opposizione dei due materiali costituiscono l’interesse centrale dell’artista, nella ricerca dell’equilibrio plastico attraverso un accostamento antitetico.
La superficie, lustrata in monocromia rubino con effetti sia lucidi che opachi, rende ancora più intenso il contrasto tra ceramica e ferro, sia in senso cromatico che di texture.
La presenza del piano metallico, inoltre, converte la scultura in un bassorilievo, alterandone radicalmente l’effetto visivo.
L’unione di elementi considerati non assimilabili appare rischiosa, ma proprio per questo risulta stimolante e spesso sorprendente.

Catia Ceccacci – Somara Ironia
Una testina umana sapientemente modellata, di consistenza ruvida come una corteccia, si apre in un volto intensamente espressivo, contratto in una smorfia.
Ciò che potrebbe apparire come un copricapo, corrisponde di fatto a delle orecchie d’asino, creando una figura ibrida con un pronunciato senso del grottesco. Il viso è lasciato in terracotta, incastonato in una materia scabra, resa uniforme e preziosa dal lustro verde cantaride che sfuma in una tonalità argentea.
La metamorfosi dallo stato umano a quello asinino, con il conseguente ritorno, appartiene alla tradizione mitologica e fiabesca, risalendo all’Asino d’oro di Apuleio, per passare da Pelle d’Asino, giungendo sino a Pinocchio. L’asino, nell’ispirare la letteratura come le arti visive, è spesso stato associato all’affrancamento dall’istinto e dalla materialità per raggiungere quell’elevazione morale e spirituale a cui l’essere aspira. L’interpretazione che ne dà l’artista è però disincantata e corrosiva, come uno scherzo macabro o una visione contraddittoria che può affascinare e turbare allo stesso tempo.

Chiara Demegni – Ciotola-Nido
L’opera risulta composita, con vari elementi all’interno di una forma concava che diviene un nido e una ciotola simultaneamente. Accoglie due uova incrinate, oltre a una scodellina contenente un uovo più piccolo, polvere di caffè e mollica di pane. Il fondo è rivestito da una trina consunta.
Ogni presenza rimanda a un significato più esteso e profondo attraverso una simbologia intrisa di memorie individuali e collettive. Le uova alludono all’origine della vita, ma anche alla sua fragilità; il caffè e il merletto richiamano la quotidianità e l’atmosfera domestica. Il pane, fonte dell’esistenza materiale, cita in questo caso la consuetudine da parte degli Ebrei perseguitati di nascondere gioielli nella sua mollica.
Gli elementi interni sono a lustro, mentre il contenitore che mostra i segni delle dita per essere stato plasmato a mano, è irregolarmente smaltato in bianco, esaltando forme e superfici attraverso un’efficace contrapposizione.

Paolo Fabiani – Ex Voto
La scultura riproduce una mano, ampliata oltre il polso per consentirne l’appoggio e la posizione verticale. La forma richiama l’offerta votiva di un elemento anatomico, diffusa nelle religioni arcaiche, come in quelle attuali.
Le dita sono piegate secondo il gesto che nella lingua dei segni corrisponde alla frase I Love You, di cui si indica l’acronimo.
La citazione dell’ex voto suscita un sentimento di speranza, mentre la posizione delle dita afferma la dimensione gioiosa dell’amore che genera benevolenza tra gli esseri viventi ed equilibrio in natura.
La mano non è rifinita, mostrando alcune scorie di lavorazione che sembrano riferirsi alla consapevolezza dell’imperfezione umana. La superfice, in lustro oro su blu di Sèvres, conferisce all’opera un singolare effetto metallico, in coerenza con il carattere dell’oggetto.


Marino Ficola – Bindings
L’opera è un insieme di moduli ad anello, legati l’uno all’altro con filo di ferro e inseriti in una rete metallica. La sostanza corpuscolare risulta flessibile, ma compatta e ogni elemento contribuisce alla totalità senza annullarsi.
La forma astratta può indurre in questo caso a una riflessione sulla parte e sul tutto, sul microcosmo e il macrocosmo, come sul rapporto tra individuo e collettività. Il processo associativo potrebbe continuare, coinvolgendo anche l’arte e la vita che l’artista considera indissolubili.
I legami simboleggiano l’interdipendenza che riguarda ogni forma vitale e la rete assume un ruolo protettivo, con i suoi alveoli esagonali come celle di un alveare.
La resa a lustro mostra l’alternanza di elementi in oro e in rosso rubino, attraverso una raffinata bicromia che sottolinea la resa volumetrica, immettendo energia luminosa nelle forme.

Roberto Fugnanesi – Asino su Asino
Una sagoma geometrizzata assume sinteticamente l’aspetto di un asino, cavalcato dal burattino Pinocchio con lunghe orecchie asinine. La figurazione fa venire in mente l’asino che compare frequentemente nei Caprichos di Goya, come nel celebre caso in cui da maestro insegna a un suo simile, con la didascalia che recita sarcasticamente, Ne saprà più il discepolo.
L’animale in quell’epoca era considerato un banale emblema di stoltezza, ma per Goya esprimeva l’assurdità e l’ottusità del potere.
L’interpretazione di tale tematica fornita dall’artista appartiene a una dimensione onirica e fiabesca in cui viene inscenato il paradosso dell’asino che ne cavalca un altro.
L’opera è lustrata in rosso ramato, acquistando un tono particolarmente caldo, con una fascia azzurra che eccezionalmente oltre al blu di Sèvres, impiega anche un acceso blu China.

Cinzia Lega – Natura-L-Mente Libera
La forma vascolare ha un aspetto fluido ed è attraversata da scanalature tondeggianti che nella parte superiore si trasformano in morbide volute, increspando il bordo.
La sagoma flessuosa e il rimando a un decorativismo stilizzato ed elegante, richiama un gusto secessionista o più in generale una diffusa influenza art nouveau.
Il linguaggio plastico è orientato verso l’astrazione, conservando al contempo un’affinità con l’elemento floreale, di cui viene evocata l’essenza.
La natura è intesa come fonte inesauribile di ispirazione per la creazione artistica, non necessariamente attraverso la mimesi, ma ricercandone piuttosto il vitalismo.
La stesura del lustro nei tre colori classici del rosso rubino, dell’oro e del blu di Sèvres, produce un effetto variegato che incrementa lo slancio vibrante della forma.

Manifattura Sottosasso (Marco Malavolti e Lorella Morgantini) – Milano, Teiera
La teiera ha un corpo globulare tendente alla sfericità, denotando un design essenziale e rigoroso. Il manico a gancio viene moltiplicato, formando un anello tutto intorno all’oggetto. L’elemento funzionale diventa così modulo decorativo senza perdere la propria finalità.
L’originale soluzione conferisce alla teiera un respiro architettonico, suscitando l’impressione di una cupola fantasiosa e bizzarra.
L’idea di tramutare una creazione di arte applicata in opera concettuale risale agli esordi del modernismo, con le operazioni dadaiste e la novità del design futurista. L’intenzione di decontestualizzare, conferendo un ruolo nuovo e un significato diverso, ha ispirato un lavoro in grado di collegare l’arte applicata a quella di avanguardia.
Il lustro consiste in un mélange di oro e blu di Sèvres, con una consistenza soffice che asseconda la convessità dell’oggetto.

Giovanni Mengoni – Silos
La scultura assume la forma di un silo per il grano in miniatura, con corpo cilindrico sostenuto da tre tubi verticali che fungono da punti di appoggio e affiancato da una scala di anelli orizzontali.
Si tratta di un frammento di paesaggio rurale, contaminato dalla presenza industriale, come potrebbe comparire in numerosi esempi di fotografia contemporanea, volti a catturare la dimensione drammatica di strutture produttive dismesse.
La riproduzione di un oggetto funzionale, privo di connotazione artistica, induce a riflettere sull’equilibrio della geometria e l’intensità della forma, constatando come l’ispirazione artistica possa scaturire da qualsiasi aspetto della vita quotidiana.
Il lustro oro, che grazie al blu di Sèvres vira verso il verde cantaride, conferisce al lavoro una particolare ricercatezza cromatica.

Graziano Pericoli – Vaso Alchemico
Il vaso fiammeggiante, in terra bianca invetriata, allude all’Aludel, il vaso ermetico o uovo filosofale, vale a dire l’alambicco degli alchimisti, impiegato per trasformare la materia da aerea in solida, attraverso la sublimazione.
La metafora del processo alchemico è stata frequentemente impiegata nella cultura moderna in riferimento alla creazione artistica, capace di mutare la materia informe in opera d’arte. Uno dei più noti cultori dell’alchimia in campo artistico è stato proprio Marcel Duchamp, impiegandone la simbologia e condividendone la visione filosofica.
Anche la maiolica a lustro fu considerata ai suoi esordi vicina alle pratiche alchemiche.
Le fiamme che incendiano il vaso alla sommità, insinuandosi anche lungo il corpo, sono in lustro oro, rubino e blu di Sèvres, ricreando l’effetto guizzante del fuoco.

Paolo Porelli – La Metamorfosi del Pensatore
L’opera mostra la parte superiore di una figura maschile in giacca, con un braccio che sale verso il mento e l’altro conserto. Dalle braccia in su il corpo è pervaso di numeri, dall’aspetto greve e inquietante, che celano le sembianze del personaggio.
Tale accostamento, di sapore surrealista, potrebbe rimandare al senso dell’enigma contenuto nei numeri e all’indecifrabilità della condizione umana.
La figurazione sembra inoltre alludere all’ansia che prova l’essere umano nel venire considerato alla stregua di una cifra nell’ingranaggio di un sistema, come vittima di un meccanismo incontrollabile che lo riduce in numero.
Un altro tipo di lettura potrebbe invece considerare i numeri come fonte del pensiero astratto e quindi all’origine della filosofia e della scienza.
L’uniformità tenue del lustro oro conferisce alla figura una dimensione sospesa e aliena.

Karin Putsch-Grassi – Forma Informe, Figulinae
La scultura consiste in un parallelepipedo formato da un agglomerato di piccoli vasi arrotondati che sono stati compressi in modo da assumere la sagoma del solido geometrico.
Figulinae è la parola latina che definisce la produzione del vasaio, indicata nelle forme vascolari che compongono l’opera.
Il vaso, deformato da una pressione esercitata dall’esterno, diviene modulo costruttivo di una nuova forma, perdendo la funzione originaria per acquistarne un’altra più immateriale.
Il valore simbolico dell’agglomerato va forse rintracciato nella stratificazione delle esperienze umane e delle loro tracce.
La resa plastica produce un effetto mosso con sporgenze e inflessioni che animano la superficie, articolando la compattezza geometrica dell’insieme.
Il lustro rubino è prevalente, assumendo una sfumatura ruggine, con dettagli in cantaride e un’energica striatura angolare in blu China.

Nello Teodori – GiroTondo
Elemento circolare con base troncoconica e corpo cilindrico scanalato, concluso da una lastra rotonda.
Il lavoro induce a una riflessione sull’oggetto di design, il cui carattere pratico viene annullato in favore del valore intrinseco della forma. Tale visione, ispirata alle teorie radicali e ribelli di Ettore Sottsass, ha assunto concretezza in una configurazione che potrebbe ricordare un chiodo o una vite, ma richiama anche uno sgabello e, con immaginazione, persino la maquette di un’ardita architettura. Se capovolto poi, il pezzo diviene un vaso. La sua funzionalità risulta pertanto incerta e ambigua, consentendo all’energia plastica di prevalere.
L’andamento rotatorio della struttura cita la meccanica circolare e la sua applicazione nel tornio del vasaio, impiegato per realizzare la scultura.
La superficie a lustro verde cantaride, scintillante d’oro, incrementa il senso dinamico dell’opera.

Maurizio Tittarelli Rubboli – Babele
La scultura è realizzata con elementi in ceramica, pietra lavica e pietra pomice, infilati in un tondino di ferro posto verticalmente, con aerei fili metallici che partendo dall’interno si avvolgono fluidamente nello spazio.
Le componenti disomogenee e l’andamento verticale rimandano metaforicamente al mito della Torre di Babele che si innalzava poderosa, continuando a crescere in altezza, prima che le lingue venissero confuse, come è affermato nel Libro della Genesi.
Il messaggio, interpretato con sensibilità moderna, potrebbe risiedere nella consapevolezza della diversità dei linguaggi come degli individui, con un’emozione nostalgica verso quell’unità sostanziale e originaria che gli esseri umani hanno mostrato di smarrire.
Il carattere sperimentale della resa a lustro ha coinvolto anche le pietre vulcaniche e le parti in ferro, generando in ogni materiale una reazione diversa, con esiti insoliti e in un abbinamento di sicura efficacia. (Marinella Caputo)
La mostra sarà visitabile dall’11 settembre al 07 novembre 2021, secondo gli orari di apertura del Museo Opificio Rubboli gestito dal Polo Museale di Gualdo Tadino.


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