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Luoghi di Barcellona nel romanzo della “posguerra española”

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Raramente si leggono libri così belli in cui la pura fantasia romanzesca si intreccia così bene con la presenza di un luogo reale. E, di solito, sono capolavori novecenteschi. E’ il caso dell’opera prima della scrittrice catalana Carmen Laforet che vinse con il romanzo “Nada” (1944) il Premio Nadal.

Nata nel ’21 a Barcellona, e trasferita nelle Canarie con la famiglia, tornò in città agli arbori del franchismo per iscriversi a Filosofia e Lettere, senza concludere gli studi; nel 1942 si trasferì a Madrid. E questo romanzo è liberamente tratto dalla sua esperienza, intreccia vicende esistenziali e politiche, con uno stile crudo, libero, ingenuo talvolta, con cui descrive anche particolari violenti della famiglia. Una freschezza narrativa che mi ha ricordato la coeva Mercè Rodoreda, il cui “La Plaça del Diamant” è stato giustamente acclamato come miglior romanzo catalano del Novecento.

(Sull’importanza dell’identità catalana leggi il mio articolo).

Ebbene, la storia di “Nada” è ambientata nella Barcellona reale, quella le cui strade si riconoscono a fiuto, se ci hai vissuto dentro, come è accaduto a me.

Non posso quindi non cercare di ricostruire una mappa letteraria del romanzo. Un altro tipo di itineriario rispetto a quello delineato QUI.

I luoghi di Carmen Laforet

Aribau

Aribau, è la calle in cui si trova la casa di famiglia, al numero 36, quella terribile tana dove la ragazza del romanzo, Andrea-Carmen, vive essendo rimasta orfana, quell’indirizzo che torna continuamente come una condanna e si lega così alla violenza, la povertà, la fame, il delirio post-bellico della sua famiglia d’origine.

 

Il comune di Barcellona ha posto la targa in calle Aribau in corrispondenza della casa di famiglia dell'autrice

Il comune di Barcellona ha posto la targa in calle Aribau in corrispondenza della casa di famiglia dell’autrice

Estación de Francia

Ma come arriva Carmen Laforet (o la protagonista Andrea) a Barcellona? dalla Estació de França. Il mescolio delle persone di tutti i tipi eccita la piccola ragazza, intenzionata a vivere grandi avventure a Barcellona. “La sangre, después del viaje largo y cansado, me empezaba a circular en las piernas entumecidas y con una sonrisa de asombro miraba la gran estación de Francia y los grupos que se formaban entre las personas que estabana guardando el expreso y los que llegábamos con tres horas de retraso”, cioè

“Dopo un lungo e faticoso viaggio, il sangue mi ricominciava a circolare nelle gambe formicolanti, e con un sorriso affascinato guardavo la grande Stazione de Francia e i gruppetti che si costituivano tra la gente che aspettava, controllando, l’espresso e con lui noi, che arrivavamo con oltre tre ore di ritardo” (trad. mia).

Estaciò de França

Universitat

Plaça Universitat e la sua calle è il luogo dove la protagonista si affranca dalla solitudine e comincia a frequentare la società. Ma è in calle Aribau che la tristezza l’angoscia e la rende desiderosa di esser qualcun altro, ad esempio la sua amica Ena, che vive in un palazzo elegante della centrale Vía Layetana, la strada che divide il quartere Gotico (come la chiama lei, il “barrio viejo“) e che giunge verticale fino al mare. Attorno alla Ronda Universitad ci sono calle Muntaner, che lei cita più volte, Ronda de Sant Antoni, che ti conduce all’omonimo mercato e ti fa entrare nel Raval. La protagonista passeggiando spesso arriva proprio a Plaça Catalunya, oggi centro simbolico ma anche commerciale di Barcellona, con le sue banche, Cafè Zurich, libreria FNAC e Hard Rock Cafè. Il paradiso dei cd. “guiris ” (trad. turisti).

Il barrio Raval lo frequentavo quotidianamente, perchè la facoltà in cui ho studiato, Periodismo (Giornalismo) della Universitat Ramon Lull era proprio lì: il quartiere nel tempo è stato “ripulito” dagli angoli malfamati e a partire dal MACBA, il CCCB, i locali e le “tiendas” dei giovani designer è diventato molto modaiolo. Quando per andare in Facoltà prendevo la Rambla, mi infilavo proprio in calle Tallers, quella che cita l’autrice.

 

Calle Tallers

Oggi in Calle Tallers ci sono tante tiendas hippy o giù di lì, acuni negozi di musica anche per dj, panetterie e luoghi in cui mangiare take away; ci ho pranzato a volte in locali economici come quello che descrive la ragazza di Nada… chissà se non fossero proprio gli stessi, rimodernati.  La protagonista vive in una famiglia caduta in disgrazia dopo la guerra, e la fame è una cosa seria. Talvolta racconta di metter da parte la sua paghetta per concedersi il lusso di un pranzo fuori “economico”, “due o tre volte”, proprio in questo luogo di Barcellona oppure latte nella zona del porto.

“Descubrí en la calle Tallers un restaurante barato y cometí la locura de comer allí dos o tres veces”.

le mie letture di dicembre

Vía Layetana

Vía Layetana è per Carmen Laforet il luogo dei negozi, dei musei e della strada che porta all Cattedrale, affascinante mondo attorno a cui si spostano ragazzi della sua vita e un vecchio mendicante. Per lei come per me, quella strada affascina perchè conduce naturalmente in uno dei barrios più belli di Barcellona, dove perdersi può esser solo un piacere.

La Catedral

Il luogo del fascino, del mistero, della magia è per Carmen- Andrea, come per molti di noi, la famosa e visitatissima Catedral, meglio nota tra i locali come La Seu, che si trova nell’omonima immensa piazza nel cuore del Gotico. L’ora più affascinante è il tramonto, anche se di notte il luogo assume un pauroso allure.  Di fronte c’è anche la sede del Collegio degli architetti catalani con degli indimenticabili graffiti di Pablo Picasso sulla facciata. Nei pressi de La Seu oggi ci sono sempre artisti e suonatori di strada, compresi cantanti lirici che raccolgono molti consensi.

Il Tibidabo

I luoghi in cui Andrea cerca di vivere un vita più serena e al di sopra delle sue possibilità sono le spiagge fuori città, le case degli amici, e il Tibidabo, la località che coincide con il colle che domina la città, dove c’è una chiesa dedicata al Sacro Cuore con un gigantesco Cristo e un famoso parco divertimenti. Il curioso nome deriva dal latino, “ti darò” intendendo la promessa di Satana a Gesù sulla cima di un monte, citata nei vangeli.

“Desde el Tibidabo, detrás de Barcelona, se veía el mar. Los pinos corrían en una manada espesa y fragante, montaña abajo, extendiéndose en grandes bosques hasta que la ciudad empezaba.”

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