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Sul Monte Vettore, Sibillini, con Wu Ming

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Il Monte Vettore e tutti i monti Sibillini sono una meta da non perdere se amate la natura, il trekking e le escursioni naturalistiche. Per scorgere gli animali, respirare aria buona, fare sport, scoprire nuovi panorami a perdita d’occhio.

Vorrei condividere con voi un bel ricordo. Un’esperienza di trekking e un’intervista a uno scrittore molto noto, fatta al Rifugio degli Alpini a Forca di Presta, ai piedi del Vettore, dove si tenne la presentazione del suo libro. Il Rifugio degli Alpini è purtroppo divenuto inagibile dopo il terremoto del centro Italia del 2016, di cui abbiamo già ampiamente detto (cfr. anche questo).

La conversazione fu pubblicata nel sito dell’Università di Macerata, per cui ho lavorato come assistente.

Il libro presentato era Point Lenana e l’autore Wu Ming 1, una delle penne del collettivo WU MING, noto ormai anche con il suo vero nome, Roberto Bui.

durante la presentazione del libro “Point Lenana”, con Wu Ming 1

<<Presentazione di Point Lenana, con Wu Ming 1, 20 luglio 2013

Wu Ming è il collettivo anonimo di scrittori sorto nel 2000. Quattro di loro hanno scritto nel 1999 il primo romanzo Q con lo pseudonimo di Luther Blisset, un calciatore inglese degli anni Ottanta che ha inconsapevolmente prestato il nome ad attivisti in giro per l’Europa e in Italia al collettivo Luther Blissett Project, che tra i primi in Italia riflette sul tema del “no copyright”. Gli scrittori hanno scelto WU Ming (“anonimo” in cinese) in omaggio allo spirito di dissidenza e in polemica con il culto del personaggio.

Wu Ming 1, al secolo Roberto Bui, ha partecipato recentemente ad una camminata sul Monte Vettore (2476 m., Parco Nazionale dei Monti Sibillini) organizzata dalla Cooperativa Risorse di Macerata, per presentare, in una tappa del suo programma di escursioni sulle montagne italiane, il recente Point Lenana scritto con Roberto Santachiara tra il 2009 e il 2013.

Wu Ming 1 siede su una panca della saletta del Rifugio degli Alpini di Forca di Presta (Ap) davanti ai presenti, molti dei quali hanno camminato con lui poche ore prima fino alla cima del Vettore. Racconta dell’iniziativa presa dall’agente Santachiara, che dopo avergli inviato il libro di Felice Benuzzi Fuga sul Kenya del ’66, sulla rocambolesca evasione-scalata di Benuzzi sulla seconda montagna dell’Africa, lo invita a ripercorrere la storia realmente, scalando il monte Kenya, e virtualmente, iniziando un’inchiesta che prenderà corpo in Point Lenana.

Felice Benuzzi era un alpinista, funzionario coloniale a Addiss Abeba, catturato nel ‘41 quando la città venne conquistata dagli Alleati, che con i compagni Giovanni Balletto e Enzo Barsotti, internati dagli inglesi nel campo di Nanyuki alle pendici del Kenya, evade e scala il monte, piantando il tricolore a Punta Lenana. La notizia, pubblicata dal «Times» suscitò sdegno tra gli inglesi, orgoglio tra gli italiani. Benuzzi e Balletto furono spediti al campo di Punizione di Londiani, dove restarono pochi mesi, fino all’Armistizio dell’8 settembre 1943. Da quella esperienza Benuzzi trasse No Picnic on Mount Kenya e in seguito Fuga sul Kenya. La versione inglese è un best seller (ne derivarono una puntata della serie tv Robert Montgomery Presents nel 1956, The Ascent nel 1994, il docudrama Doppio sogno all’Equatore e un reportage di «National Geographic» nel 2007) mentre la versione italiana è quasi dimenticata.

Benuzzi fu in seguito diplomatico a Parigi, Berlino e Montevideo, membro dell’Istituto per il Medio e Estremo Oriente, presidente del Centro Culturale Italia-Pakistan, co-fondatore dell’associazione ecologista Mountain Wilderness, che ha avuto sua moglie Stefania come segretaria.

La montagna, la vita, gli ideali e l’utopia

Wu Ming 1 ci confida che temeva inizialmente di immergersi in “una storia patriottarda, nazionalista e anche fascistoide” . Invece scopre in No Picnic on Mount Kenya che l’autore aveva vissuto l’esperienza come una liberazione dal fascismo di cui pure aveva condiviso gli ideali, come infatti emerge a più riprese in Point Lenana. Bui ricorda al pubblico della presentazione: “«Il culto per l’azione concentrata ci ha portati al campo di concentramento», dice Benuzzi con un gioco di parole.”

“Questo è un libro che parla di uomini che fuggivano dalla quotidianità. Forse non è un caso che molti alpinisti fossero depressi. Giovanni Balletto si è suicidato nel ’72 a seguito della depressione cronica. Parliamo di alpinisti che si suicidano, parliamo del rapporto tra utopia e montagna. Mostriamo come anche Benuzzi avesse fatto queste riflessioni”. Anche lo scrivere è una purificazione dell’anima: “E’ positivo, secondo me, voler fuggire da un mondo che ci fa schifo, non è inettitudine. E una necessità, una via di sopravvivenza di molti, tanti scrittori”, dice Bui, accalorato.

Il confronto con la fatica di scalare e di scrivere

“La montagna e la scrittura sono indissolubilmente legati. Senza il resoconto, non esisterebbe l’alpinismo né il mito delle alte vette”, spiega Wu Ming 1. “Inoltre anche lo scrivere è una questione fisica: non pensiamo che mente e corpo siano divisi, perché la postura che assumiamo, lo spazio in cui scriviamo, condiziona il contenuto della scrittura.”

Roberto Bui racconta anche dei pensieri assurdi avuti a 5000 metri. “Salendo si vedeva frequentemente una pianta che si chiama Lobelia. Poi ho capito che guardando quelle piante io incontravo in continuazione il Cugino Itt della Famiglia Addams. Mancava solo la bombetta. In un luogo così inospitale pensavo a casa mia, e l’immagine più confortevole della cultura occidentale che mi veniva in mente era la famiglia Addams!”

Sulla commistione di generi

Come già notava polemicamente Wu Ming 1 in New Italian Epic* “la contaminazione non è più una scelta ma un già-dato”.

NIE, che tentava una sintesi teorica di un movimento “nebuloso” scaturito da opere a cavallo tra fiction e non fiction come quelle di Roberto Saviano, Giancarlo De Cataldo, Valerio Evangelisti, Giuseppe Genna tra gli altri, coniò un acrostico e metafora: UNO, ovvero “Unidentified Narrative Object”, una produzione letteraria non catalogabile secondo i generi classici.

Point Lenana è un UNO: comprende l’inchiesta documentaristica, rafforzata dalla competenza storiografica di Wu Ming 1 (“bisogna saper usare le fonti, gli archivi, i testimoni diretti e indiretti, alcuni dei quali possono essere intervistati una volta sola, altri più volte”), il romanzo, l’intervista, l’autobiografia, inserti multimediali come i motivetti musicali e le riproduzioni delle lapidi in memoria dei vari personaggi storici. La stessa copertina, ideata da Santachiara, presenta un’immagine di Ginger Rogers e Fred Astaire che ballano il tip tap nel film ‘Follow the Fleet’, con sullo sfondo il monte Kenya. Il libro è anche un saggio, con la propria dichiarazione di poetica alla novantanovesima pagina: “Se Benuzzi e il suo rapporto con l’alpinismo restano i fili conduttori, e dopo ogni nuovo svolgimento del tema si torna sempre là, allora di storie se ne possono raccontare tante, agganciandole l’una all’altra, e il mondo che Benuzzi ha attraversato può essere descritto sempre meglio”. “Timira [di Wu Ming 2] e Point Lenana vanno considerati libri «cugini di primo grado». Sono entrambi oggetti narrativi non-identificati, creature anfibie tra narrativa e saggistica; entrambi parlano di Africa, fascismo e colonialismo italiano […] in ambedue i casi, la «scintilla» è partita dal coautore”**.

– Roberto Bui, questo libro è davvero un Unidentified Narrative Object…

“Abbiamo lavorato 4 anni, studiando in archivio, leggendo scritti giovanili e ricostruendo l’infanzia e la giovinezza di Benuzzi a Trieste. Abbiamo intervistato molte persone. Il volano di tutto è stata Stefania Benuzzi, che era il motore dell’associazione ecologista Mountain Wilderness, e che ci ha dato tantissimi contatti. Abbiamo spaziato nelle storie del Novecento, e anche nella geografia, perché il libro arriva fino in Antartide, continente a cui Benuzzi si appassionò negli anni Settanta. E‘ stato lui ad aver indirizzato il trattato per le ricerche scientifiche italiane in Antartide. Sì è un libro che racconta tante storie parallele, mescolando fiction e non fiction”.

Lo sguardo obliquo, ovvero l’uso di punti di vista inusuali, così come l’unione di fiction e non fiction è uno degli “ingredienti” del NIE…

“In Point Lenana lo sguardo obliquo è chiaro. E’ diverso a seconda che siamo nella narrazione, o che riportiamo la testimonianza, o facciamo un resoconto storico. E’ una tecnica molto più evidente che nei libri precedenti di Wu Ming. Così come l’unione voluta di fiction e non fiction.

Questo è un libro che apre tante finestre parallele: l’evasione, la guerra in Africa Orientale, l’alpinismo di quegli anni, Trieste e il Trentino terre di irredentisti, Mussolini, Rodolfo Graziani e il Duca D’Aosta, la rivolta dei Mau Mau in Kenya, la Venezia Giulia divisa in zona A e zona B, la Berlino della Guerra Fredda… Innumerevoli vicende parallele tenute insieme da un nodo centrale, la figura di Felice Benuzzi.

Continueremo così nel prossimo libro che parlerà dei movimenti dei No Tav, guarda caso sorti in montagna. Questo è il mio prossimo progetto, che avvierò quando avremo terminato il libro scritto da tutto il collettivo, sulla Rivoluzione Francese, la cui uscita è prevista per ottobre 2013”.

– E’ interessante come tu abbia parlato del legame tra la fatica fisica e il peso della scrittura, tra l’anelito di utopia e la ricerca della montagna.

“La testimonianza ha dato vita al mito dell’alpinismo. La montagna, con il suo ritmo e la natura prepotente, ispira la scrittura. Mentre scalavo il massiccio del Kenya ho capito perché alpinisti e viaggiatori avessero poi scritto. Mi venivano in mente immagini assurde, pensieri alterati dalla fatica. Ho riempito quasi due taccuini di appunti, che mi sarebbero serviti poi. Quegli appunti mi hanno sorpreso quando li ho riletti a casa, perché erano diversi da qualsiasi altra cosa avessi mai scritto. Mi chiedevo come sarebbe stato il mio racconto di montagna”.

– Alla fine anche tu, che non eri un appassionato, sei stato colpito dal “bacillo della montagna” di cui parlava Benuzzi…

“E già e continuo ad andarci con le presentazioni del libro!”

– In NIE “Italian” era un mero dato di localizzazione: qui e ora sta accadendo questo.Come in Point Lenana, è in fondo, una scusa…

“Questa storia raccontata in Point Lenana è un modo per riallacciarsi criticamente con l’attualità, come nei precedenti libri del collettivo Wu Ming. Toccando tanti luoghi, aprendo tante tematiche, dissotterrando delle storie”.

Quella di Benuzzi e compagni è una storia italiana dissotterrata, solo un tassello in un mondo globalizzato. Si dice infatti nei Titoli di coda di Point Lenana che l’Africa è il cuore pulsante del pianeta, il cui battito avrà sempre maggior risonanza in futuro. “Il passato coloniale non è alle nostre spalle,  ma sulle nostre spalle, con tutte le conseguenze che continua ad avere sull’assetto del continente. E’ un peso che continua a gravare sull’oggi e ipotecare il domani”***.

Secondo noi, è ciò che Point Lenana ha voluto proporre: un primo piano su un futuro molto prossimo, dopo una carrellata sul nostro Novecento.
Per essere davvero credibile Bui ha scalato il Monte Kenya, dove ha contratto la malattia indotta da quel “bacillo della montagna” che lo porta tuttora sulle vette italiane a ricordare Felice Benuzzi.

Noi, lettori che lo abbiamo ascoltato e conosciuto sui Monti Sibillini, possiamo solo immaginare la sua fatica, ma pensiamo che ne sia valsa veramente la pena.

Sara Bonfili

 

*Wu Ming, New Italian Epic. Letteratura, sguardo obliquo, ritorno al futuro, Einaudi Stile Libero, 2009 (d’ora in poi NIE). Scritto con Wu Ming 2 del 2009, partendo dal Memorandum 1993-2008 pubblicato sul blog del collettivo, aveva tentato una sintesi teorica delle forti innovative tendenze letterarie in Italia presenti dal 1993 al 2008 e culminanti con Gomorra di Saviano. Il saggio individua una tendenza in molte opere italiane pubblicate tra gli anni Novanta e l’inizio dei cosiddetti Anni Zero, a ibridare fiction e non fiction, affrontando gli argomenti di attualità con sguardo nuovo. Wu Ming sottolinea nella Premessa al testo, quasi a parare i colpi di future obiezioni, che l’innovatività non è data da uno ma da molti caratteri stilistici e tematici compresenti in un’opera e in altre opere parallele, tutti orientati a un racconto epico: il termine epico per Wu Ming significa “di largo respiro” e dalla “tonalità emotiva accorata”. Il collettivo ricorda i fatti storici del G8 di Genova e il crollo delle Twin Towers come gli eventi storici che più di altri hanno influenzato tale sguardo narrativo.
**5 Ivi, p. 590.
***Point Lenana, p. 556.

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Scarica l’intervista a WU MING 1 in formato pdf

 

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