Weekend sardo: grotta del bue marino e Cala Gonone

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Itinerario classico lungo la costa orientale della Sardegna: le falesie sul mare di Cala Gonone e Cala Luna  e la Grotta del Bue Marino.

https://www.youtube.com/watch?v=-ooD2Vn9Wvs

Questa visita l’abbiamo fatta nel corso di un viaggio coast to coast che vi consigliamo di scoprire QUI.

Siamo stati stregati da queste albe e da questo mare, guardate!

 

Le grotte del Bue Marino sono delle grotte litoranee situate nel territorio del comune di Dorgali. Devono il loro nome dall’appellativo popolare della foca monaca, mammifero marino ritenuto scomparso dalla zona a causa della eccessiva pressione antropica, ma che un tempo abitava queste acque. Si entra da un camminamento tra Cala Fuili a Cala Luna e si visita comodamente per circa 700 metri di percorso.
Ma la grotta in tutto è enorme! Sono circa 20 chilometri i cunicoli e concrezioni, in alcune delle sale sono state rinvenute delle iscrizioni di epoca preistorica, che confermano l’importanza del luogo a punti di vista archeologico.

Cala Fuili

I tre rami della grotta

Il Ramo Nord è composto da una parte fossile dove l’attività carsica è cessata e una parte di circa 7 chilometri mentre è ancora attiva la porte di Ramo detta dei “Cecoslovacchia” caratterizzato da 42 sifoni e altrettanti laghi. Complessivamente il Ramo Nord è lungo 9 chilometri. Il Ramo nord è stata la prima parte della grotta ad essere attrezzata per il pubblico, aperta fino agli anni 80 in seguito venne chiuso per essere riaperto ultimamente sino 2017 con un percorso turistico suddiviso in tre gallerie per un totale di 650 metri di percorso.

Il Ramo Sud con un’estensione di circa 8 chilometri e attualmente si riattiva solo dopo grandi piogge. Questo ramo è caratterizzato da gallerie molto ampie fiumi e laghi sotterranei. La parte aperta al pubblico comprende un percorso lungo circa un chilometro, questa parte è formata da un’ampia galleria ed ricca di stalattiti e stalagmiti che si specchiano nelle acque limpide di un ampio lago sotterraneo salato (oltre 1 chilometro di superficie, ritenuto tra i maggiori al mondo) e formando effetti cromatici con molteplici tonalità.
Questo settore termina nella “Spiaggia delle foche” , luogo nel quale la foca monaca si riproduceva e luogo nel quale le acque dolci alimentate da vari fiumi sotterranei si mescolano con l’acqua del mare.

L’antro continua ancora per diversi chilometri all’interno dell’altopiano carsico del Supramonte, con ambienti ritenuti molto belli dagli speleologi subacquei.

Il Ramo di Mezzo, formato da grandiose condotte sommerse con ben 38 sifoni, è lungo circa 5 km, ed è stato esplorato negli anni 70 per i primi 500 m dal famoso speleosub tedesco Jochen Hasenmayer e in seguito da speleosub della Repubblica Ceca.

Le esplorazioni sono ancora in corso.

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