Akwaeke Emezi, la scrittrice che ci svela la Nigeria nel romanzo d’esordio

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Amo parlare delle letture che mi portano altrove (leggile nella categoria).

Acquadolce (Il Saggiatore, traduzione di Benedetta Dazzi), per esempio, è il romanzo d’esordio di Akwaeke Emezi. Nata in Nigeria, con studi alla New York University e il Commonwealth Short Story Prize for Africa vinto nel 2017.

Ho letto Acquadolce in pochi giorni, mi ha catapultato in una società che non conoscevo e che pare molto interessante. E’ un libro fatto di magia, amore, violenza soffusa, o forse compresa in un destino che si ritiene inevitabile, o in una cultura che la contempla nei suoi elementi fondanti. Come l’identità sessuale, la religione, la consuetudine.

(Guarda anche il mio video con 5 consigli di lettura!)

Molti eventi narrati nel romanzo coincidono con vere esperienze dell’autrice. La madre è malese di origine Tamil e il padre è nigeriano di etnia igbo.

L’identità, allo stesso modo, è una ricerca che avviene in questo libro. Emezi, infatti, si identifica come una persona “trans, nonbinaria e plurale”. Emezi, come l’Ada di Acquadolce, si trasferisce negli Stati Uniti per studiare e si sottopone a un intervento di riduzione del seno, dopo un percorso alla ricerca della propria identità di genere.

Acquadolce

Dalla copertina di “Acquadolce”

La protagonista del libro è Ada, detta anche “Quella Ada”  dagli spiriti, (“ọgbanje”) e suoi fratelli. Per la tradizione igbo gli ọgbanje sono degli spiriti che albergano dentro un individuo, spesso portando disgrazie, come l’incidente stradale, che quasi ad inizio storia (no spoiler!), vede coinvolta la sorellina minore di Ada.

Sua madre, neanche a dirlo, compare in molti passi del libro sotto forma di pitone, simbolo della “dea che detiene la vita” nella cultura Nigeriana. Un pitone dalla forza malefica che non farà una bella fine e svelerà altri risvolti della trama.

E’ tutta magia, eppur vera, che ci aiuterà a comprendere una cultura molto lontana immersa nella società americana, proprio come avviene per una capostipite del genere, che naturalmente ci offre anche tanto altro, la scrittrice Nigeriana Chimamanda Ngozie Adiche, di cui abbiamo parlato QUI.

 

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