Ventitré anni dopo quella sera di luglio del 2003 ricordo il prato schiacciato, le luci accese all’inizio e spente con delusione alla fine, e il romanticismo nel ricantare quei pezzi tra me e me, di ritorno in macchina.
Obiettivamente non ricordo una grande acustica del concerto, le tastiere si perdevano, la batteria sembrava venire da sottocoperta, ma la voce di Mike Stipe mi bastava.
A vent’anni, forse ti manca un po’ di finezza: senti solo che sei dal vivo, che è vero, che quella band che ascoltavi in camera nelle audiocassette doppiate, adesso è li con te.
Everybody hurts, l’abbiamo cantata tutti, come si canta una richiesta di scuse per essere troppo sensibili. A Losing My Religion abbiamo strillato e saltato come si danza una danza irlandese. E ancora oggi, perciò, quelle canzoni risuonano in noi.
Non potevo saperlo, quella sera, ma stavo guardando qualcosa che non sarebbe più tornato: i R.E.M. si sono sciolti nel 2011. Dopo averli visti a volte al tg promuovere i nuovi dischi, finita lì, la storia di un gruppo che sembrava non avere mai fine.
Con me c’era un amico che come me ricorda ancora con nostalgia.
Io mi sento ancora così, ancora ventenne, ancora danzante con Micheal Stipe che vuole stringere la mano a tutte le persone felici.
#RECENSIONIinRITARDO
