Cosa vedere a Bolzano in un pomeriggio

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Se parcheggiate nei pressi della stazione ferroviaria o giù di lì, oppure approfittate del grande parcheggio a pagamento Piazza Walther, vi sarà facilissimo incontrare i punti nevralgici di Bolzano: Piazza Walther, Piazza delle Erbe, via Cassa di risparmio, via dei Portici, la Libera Università di Bolzano.

Lo storico ristorante di Bolzano Cavallino Bianco o Weißes Rössl, in via dei Bottai

I nostri consigli

Per passare un pomeriggio a Bolzano, dopo aver visto le caratteristiche e antiche case affrescate e goduto delle vetrine in via dei Portici (la via più ambita per lo shopping natalizio ma non solo), vi consigliamo di visitare il Museo Archeologico, come abbiamo fatto noi.

affreschi sul Weißes Rössl

affreschi sul Weißes Rössl

Si trova in via del Museo (Museumstraße), la via che collega Piazza Erbe con via Cassa di Risparmio. Il Museo Archeologico è stato aperto nel 1998  esclusivamente per dare una degna sede alla mummia soprannominata Ötzi, o “l’uomo del Similaun”, ma inizialmente semplicemente detta, con tanta emozione dei ritrovatori, “l’uomo venuto dal ghiaccio”.

Se vi interessa, da via del Museo potreste fare una deviazione per la Galleria Europa e trovarvi faccia a faccia con la Libera Università di Bolzano, eccellenza didattica della città.

Museo Archeologico, custode di Ötzi

Museo Archeologico a Bolzano © Museo Archeologico dell'Alto Adige/foto-dpi.com

Museo Archeologico a Bolzano
© Museo Archeologico dell’Alto Adige/foto-dpi.com

Nel 1991, nelle Alpi Venoste a pochissimi metri dal confine dell’Alto Adige con l’Austria, una coppia di escursionisti  sbaglia sentiero. Si trova nei pressi del Rifugio Similaun, che prende il nome dalla zona. Siamo in Val Senales, nel comune di Merano, non lontano dal Lago di Vernago e in cima al ghiacciaio di Senales.

Sul Passo Tisia a 3210 m di altitudine, nei pressi del ghiacciaio, la coppia rinvenne un cadavere. I due si resero conto che era una mummia, e che la cosa doveva essere molto, molto importante.

Il gestore del rifugio avvisò le guardie austriache e i carabinieri italiani, ma il recupero avvenne solo due giorni dopo. Il giorno seguente passarono di lì gli alpinisti Hans Kammerlander e Reinhold Messner, che osservando indumenti e contenitori che l’uomo aveva con sé, capirono che doveva appartenere a un’età molto antica.  Nel recupero intervennero ricercatori e medico legale dell’Università di Innsbruck e infine, dopo varie diatribe si decise che la custodia della mummia doveva essere italiana, mentre gli studi potevano continuare ad essere austriaci.

L’occasione del ritrovamente fu fortuita a tutti gli effetti, poiché fu dovuta allo sciogliemento del ghiaccio in un’estate particolarmente calda.

Ochsenreiter oetzi

© Museo Archeologico dell’Alto Adige/Ochsenreiter

Come si chiama l’Uomo venuto dal ghiaccio?

Il nome ufficiale della mummia è “Uomo venuto dal ghiaccio” (dall delibera della Giunta provinciale di Bolzano del 1997) e fu anche il primo che si usò, oltre a “Mummia del Similaun”, dalla località al confine della quale fu trovata. Ma Ötzi fu un’invenzione di un giornalista austriaco che ne fece un vezzeggiativo della valle  “Ötztal” del Tirolo e nel parlò in una sua notizia. Un nome che tutti inizialmente presero sottogamba, ma che a livello mondiale ormai rende riconoscibile quest’uomo dei ghiacci. Oltre tutto gli è stato dedicato un asteroide, “5803 Ötzi” ed è una delle parole austriache più diffuse e digitate nel web.

zona ingresso © Museo Archeologico dell'Alto Adige/meraner-hauser.com

zona ingresso
© Museo Archeologico dell’Alto Adige/meraner-hauser.com

Piano Terra

Al piano terra si trova un’introduzione, con mappe e ricostruzioni della zona del ritrovamento. Oltre 5000 anni fa un uomo scalò il ghiacciaio di Senales fino alle sue cime gelate e lì morì. Andiamo a scoprire come, cosa mangiava, come viveva, cosa cercava.

Primo Piano

Il primo piano del museo è dedicato alla mummia dell’Uomo venuto dal ghiaccio ed il suo equipaggiamento originale. Per la prima volta è possibile ammirare anche la costosa tecnologia di conservazione della mummia e dei suoi reperti. I visitatori vengono coinvolti attivamente e possono sperimentare sulla propria pelle il freddo della cella frigorifera dove è conservato, e capire come mai la mummia avesse dei tatuaggi, cercar di ricostruire le attività di quest’uomo oltre 5000 anni fa.

Interessante è la questione del ritrovamento e dell’assegnazione del reperto alla provincia di Bolzano, poiché la mummia fu ritrovata a soli 92,56 m dal confine con l’Austria, e inizialmente rimase in terra straniera. La vicenda è raccontata nei pannelli e grazie al video che la troupe televisiva di allora filmò nel momento del recupero (fatto a mani nude e a picconate!)

Secondo Piano

I bambini troveranno interessante la “Discovery Room”, ma non solo loro. Al piano secondo c’è  un’area interattiva dedicata ai diversi materiali utilizzati dall’Uomo venuto dal ghiaccio, che è possibile sperimentare e provare, ad esempio cercando di ricomporre il recipiente in corteccia di betulla di Ötzi, imparando a costruire dei cordini di rafia intrecciando le fibre torcendole tra loro in due direzioni opposte.

Tutto il secondo piano è dedicato allo studio su Oetzi: dall’habitat alpino durante l’età del rame, con piante e cereali veri dell’epoca, alla ricerca sulla morte dell’uomo del Siminaun, colpito sul volto, alla testa e alla spalla da una punta di freccia, che fu estratta dalla mummia, fino ai risultati delle ricerche scientifiche condotte sulla mummia, con il DNA e la ricostruzione dell’uomo con peli e pelle artificiale.

Lo sapevate che era intollerante al lattosio?

E’ stato possibile scoprire alcuni dettagli grazie al dna: l’Uomo venuto dal ghiaccio aveva una predisposizione genetica ad alcune malattie, patologie cardiocircolatorie ed era intollerante al lattosio, come presumibilmente la maggior parte dei suoi contemporanei, ancora non avvezzi a questo zucchero. Infine si è studiato il suo  ultimo pasto, dalle cellule ritrovate nello stomaco: carne di cervo e di stambecco essiccata, con un’alta percentuale di grasso.

Si pensa proprio per questo che sia stato colto dal suo uccisore (è stato ucciso? ancora un mistero)  in un momento di riposo, o in una situazione in cui si sentiva sicuro, nel suo peregrinare.

 

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